
scene Roberto Crea costumi I Dominorosa musiche Paolo Coletta con
DANIELE RUSSO ANGELA DE MATTEO
adattamento e regia
GABRIELE GI RUSSO
Scritta nel 1759 e ispirata, come Goldoni stesso ci dice, ad una coppia di amici frequentata nel suo soggiorno romano, è sicuramente una delle commedie più fortunate di Goldoni. La commedia, se pur risente ancora degli influssi della Commedia dell’Arte, è ormai conformata a meccanismi, invenzioni e ambientazioni del teatro borghese da lui inventato. Argomento centrale dell’azione sono l’amore e la gelosia che dall’amore muove. Gelosia che l’autore ci fa apparire come un sentimento più che altro irrazionale e immotivato, e nella storia diventa la causa di innumerevoli malintesi che l’autore ci regala arricchiti di grande teatralità e di squisito impatto comico. Molti personaggi fanno da sfondo all’intreccio principale dei due innamorati; lo zio di Eugenia, grande dissipatore di patrimoni a caccia per questo di un buon partito e di un buon patrimonio per la nipote, i parenti e gli amici frastornati dai continui cambi d’umore dei due lunatici innamorati e infine gli immancabili servi caratteristici del teatro goldoniano che ci mostrano all’interno della stessa casa un altro mondo parallelo e contrastante pur se tanto contiguo alle relazioni e alle situazioni dei padroni. Il ritmo e l’intensità delle scene non lasceranno un attimo di pausa allo spettatore. E gli attori, forti della loro giovinezza, non avranno modo di risparmiare, in questa mia idea di messa in scena, nemmeno un briciolo della loro energia e della loro vitalità, aiutati come saranno però fino in fondo da un testo che delle bizzarrie, delle volubilità e delle insicurezze giovanili è un campione di dimostrazioni senza tempo, come senza tempo sono e saranno le schermaglie e i guizzi di qualsiasi amore giovanile.
GABRIELE GI RUSSO
In scena con Goldoni per ridere della gelosia
Al Bellini «Gli innamorati» allestito dalla Compagnia dei giovani
«Povera gioventù sconsigliata! Volersi tormentare per amore! Voler che il balsamo si tramuti in veleno! Pazzie, pazzie! Specchiatevi, o giovani, in questi Innamorati ch’io vi presento. Ridete, di loro, e non fate che si abbia a ridere di voi». Così, nel 1759, ammoniva Goldoni nella prefazione della sua commedia. Ridere, dunque, del delirio amoroso e dell’insania dei reciproci «gelosi sospetti». Ci prova la Compagnia dei Giovani del Teatro Bellini, che, del gran veneziano, ha messo in scena «Gli innamorati» (nella foto una scena), nell’adattamento e regia di Gabriele Gi Russo (figlio di Tato, il patron di Via Conte di Ruvo) assieme al fratello Daniele e un affiatato gruppo di coetanei, per le scene di Roberto Crea, i costumi dei Dominorosa e le musiche di Paolo Coletta. E, presa in mani giovanili, la commedia volge in spiritosa burletta, veloce gioco di divertissement. Messi via i laccati orpelli della maniera settecentesca, in un retropalco affastellato di bauli e attrezzerie, quasi a voler prendere le distanze come in una prova di messinscena, Daniele Russo e Angela De Matteo danno vita a Fulgenzio ed Eugenia, giovani innamorati travolti da immotivata gelosia, lei petulante’ bisbetica, lui irresoluto e ansioso fino a crisi di asma. Giovanni Allocca, sguattero qui divenuto napoletano, introduce sentori scarpettiani e Marcello Romolo assurge a esilarante farsa nella caricatura del vecchio zio. Non mancano i servi impiccioni come la ridanciana Simona Esposito e il furbesco Francesco Castiglione. Con Carmen Pommella, Pino L’Abbate, Mario Zinno, Felicia Del Prete, e con giochi di ombre cinesi e provocatori anacronismi, lo spettacolo va, su un registro di Scherzoso divertimento.
FRANCO DE CIUCEIS
Gli innamorati al Bellini bell’omaggio a Goldoni
Indispettiti giochi d’amore, baruffe e bizzarrie d’intrecci in accellerati e nevrotici comportamenti per “Gli innamorati” che la compagnia dei giovani del Teatro Bellini mette in scena con divertita architettura. Ritrovando e tradendo con allegria il gioco di teatro di Goldoni, Gabriele Gi Russo ne firma la regia, in concentrato armonioso d’attori che si inseguono per furibonde risse e prepotenti soprusi del cuore. Un bel gioco di squadra in palcoscenico con Daniele Russo e Angela De Matteo a far da oscillante perno all’azione, con divertenti iperboliche imprese di Marcello Romolo e Giovanni Allocca, insaporita memoria di Commedia dell’Arte; e Carmen Pommella, Pino L’Abbate, Mario Zinno gli altri della compagnia, per affermare che l’amore, come pure il Teatro, non segue sempre i canonici percorsi.
GIULIO BAFFI
La commedia in scena fino a domenica con un cast composto da artisti che dimostrano capacità e passione
“Gli innamorati”, di goldoniana memoria per gli allievi del Bellini
Napoli. La Compagnia dei Giovani del Teatro Bellini incanta ed affascina il pubblico presentando al Teatro Bellini la Commedia goldoniana “Gli innamorati” per la regia di Gabriele Gi Russo, le scene di Roberto Crea, i costumi di i Dominorosa e le musiche di Paolo Coletta. L’amore e la gelosia tra due giovani, Eugenia e Fulgenzio, è il tema dei due atti scritti da Carlo Goldoni nel lontano 1759 dopo un lungo soggiorno nella città eterna ed ispirati alle vicende di una coppia di amici. Come nelle migliori tradizioni legate alla commedia dell’arte, le liti e le scaramucce amorose tra i due protagonisti genereranno una serie di equivoci e malintesi che coinvolgeranno anche gli altri personaggi fino all’epilogo della vicenda. Zii dissipatori di patrimoni, cavalieri ricchi e arroganti, zitelle premurose e preoccupate, amici delusi, servi intriganti e pasticcioni, sono gli ingredienti base per confezionare una deliziosa commedia come questa che anche se contiene ancora elementi legati alla commedia dell’arte in realtà già riproduce dinamiche e schemi del teatro borghese. Un allestimento interessante e ben costruito, quello che “Gli innamorati”, che dà risalto ai singoli personaggi che si muovono sulla scena con estrema grazia, un allestimento in cui la leggerezza nella sua accezione più positiva la fa da padrone. Bandita è al contrario ogni forma di pesantezza. Quella delle maschere stereotipate nella caricatura dei personaggi, quella degli arredi scenici, e persino quella dei costumi. La scena invece è pulita, disseminata di bauli e scatole di varie dimensioni che non soltanto delimitano anbienti ma nascondono persone, oggetti, creano spazi scenici e dinamiche tra i personaggi. Ottimo l’escamotage scenico del telo che divide, idealmente e non solo, il palcoscenico in due realtà diverse ma parallele che divengono di volta in volta due ambienti: la strada e la casa, oppure il salotto e la camera da pranzo. Oppure separano la servitù dai padroni, i poveri dai ricchi, creando un dentro ed un fuori, un interno ed un esterno che non è solo reale ma soprattutto concettuale. Limpidezza, rapidità e tempi di battuta veloce hanno caratterizzato le interpretazioni dei giovani attori Daniele Russo, Angela De Matteo, Carmen Pommella, Francesco Castiglione, Pino L’Abbate, Giovanni Allocca, Simona Esposito, Mario Zinno e Felicia Del Prete, che non scadono mai nel manierismo stereotipato dato dalla caratterizzazione del proprio personaggio, senza dimenticare la partecipazione straordinaria di Marcello Romolo.Particolare cura anche nella scelta dei costumi, che non “inbalsamano” il personaggio ma lo semplicemente lo vestono, e nelle musiche anch’esse leggere che aleggiano inconsistenti , ma presenti come un dolce profumo nell’aree.
ENRICA BUONGIORNO
Gli “Innamorati” di Goldoni al Bellini
Ormai è risaputo che specialmente l’amore è difficile da categorizzare e da rendere “semplice battito di cuori”, soprattutto se messo alla prova costantemente da equivoci e tentazioni. Uno dei più grandi commediografi italiani, Carlo Goldoni, ha sempre nelle sue opere più illustri evidenziato le mille “peripezie” dell’amore. Proprio una delle sue opere più grandi, “Gli Innamorati”, scritta nel 1759 e ispirata una ad una coppia di amici frequentata nel suo soggiorno romano, ha come argomento centrale l’amore tra due persone e la gelosia che ne scaturisce. Proprio la commedia goldoniana è stata messa in scena da parte della Compagnia dei Giovani del Teatro Bellini per la regia di Gabriele Gi Russo, in stile e in conformità alla comicità che regnava sovrana nei testi di Goldoni. L’opera messa in scena è briosa, frizzante, con attori giovani e talentuosi come Daniele Russo, Angela De Matteo, Francesco Castiglione, Carmen Pommella che hanno reso fedelmente la verve satirica e quasi grottesca del commediografo veneziano. La Commedia se pur risente ancora degli influssi della Commedia dell’Arte, è ormai conformata a meccanismi, ambientazioni e invenzioni del teatro borghese inventato da Goldoni. Crocevia dei destini della scena teatrale è il sentimento tra di due protagonisti, che coinvolge tutti i personaggi e caratterizza il decorrere del tempo. Un sentimento d’amore che viene alimentato dalla gelosia che l’autore ci fa apparire come un qualcosa più che altro irrazionale e immotivalo, e nella storia diventa la causa di innumerevoli malintesi che Goldoni arricchisce di grande teatralità dando come sfondo all’intreccio dei due innamorati, le figure di molti personaggi. Lo zio della protagonista Eugenia, grande dissipatore di patrimoni a caccia per questo di un buon partito e di una buona ricchezza per la nipote, i parenti e gli amici frastornati dai continui cambi d’umore dei due lunatici innamorati e infine gli immancabili servi caratteristici del teatro goldoniano che ci mostrano all’interno della stessa casa un altro mondo parallelo e contrastante pur se tanto contiguo alle relazioni e alle situazioni dei padroni. Il ritmo e l’intensità delle scene non lasciano allo spettatore il tempo per potersi rilassare dando la possibilità di gustarsi tutto d’un fiato le insicurezze giovanili, la volubilità e le bizzarrie che il testo teatrale propone. Si rilancia così la realistica e talora ironica rappresentazione di un preciso ambiente sociale, quello della borghesia settecentesca che afferma i suoi valori fatti di buon senso, laboriosità, coscienza dei propri limiti, onestà in antitesi con il fatiscente mondo aristocratico, dando ampio “sfogo” alle connotazioni psicologiche di ogni personaggio. Con le musiche di Paolo Coletta e le luminose scene di Roberto Crea, la rappresentazione di “Gli Innamorati” chiarisce in chi osserva come sono e come saranno indimenticabili e senza tempo le schermaglie e i guizzi di qualsiasi amore giovanile.
CHIARA CRISPINO