Attore, regista e commediografo, è uno dei più
importanti artisti italiani.
Intensa e prestigiosa la sua attività teatrale. Ha portato sulle
scene spettacoli di autori sia classici che contemporanei, con registi come
Visconti, Strelher, Menotti, Ronconi, e con regie sue. Recentemente ha riscosso
grande successo interpretando “Novecento”, il monologo di Alessandro
Baricco, con la regia di Gabriele Vacis.
Oltre a opere di Shakespeare, Pirandello, Aristofane, Checov, Plauto, Caldwell,
O'Neill, ha rappresentato anche commedie e drammi suoi: "Signori buonasera",
"La corda a tre capi", "Il testimone", e "Amphitryon
toujours", e debutterà tra breve con la sua nuova commedia,
“Oggi”. E' anche regista di opere liriche ("Otello"
di Verdi, "Il pipistrello" di Strauss, "Histoire du soldat"
di I. Stravinskij).
Sono celebri le sue dizioni di poesia (Dante, Leopardi, Garcia Lorca, Neruda,
Lucrezio, ecc.), delle quali sono state anche realizzate registrazioni su
cd (negli anni '60 la Fonit Cetra ha ricevuto il Disco d'oro per aver venduto
più di un milione di copie del disco di poesie di Garcia Lorca).
Ha interpretato più di 100 films, e ha lavorato con famosi registi
italiani e internazionali, Pietro Germi, Alessandro Blasetti, Giuliano Montaldo,
Orson Welles, Joseph Losey, Edward Dmytryk, Nunnally Johnson, Tony Richardson,
Christian Jacques. Tra i numerosi e prestigiosi Premi ricevuti, anche il
Nastro d’Argento 2004 per il miglior attore non protagonista per il
film “Gente di Roma” di Ettore Scola.
Il suo nome è legato ad alcune delle più importanti e famose
produzioni della Televisione Italiana: "Capitan Fracassa", "La
freccia nera", "Il giornalino di Gianburrasca", "Nostromo",
e alcune recenti fiction come “Il Papa Buono”.
Arnoldo Foà è inoltre pittore, scultore e giornalista, e ha
pubblicato due romanzi, La costituzione di Prinz e Le pompe di Satana, e
una raccolta di poesie, La formica.
E' da poco uscito per i tipi della Gremese il suo ultimo libro, dal titolo
Recitare. I miei primi 60 anni di teatro.
“O Italiani! Studiate Dante! Da quelle pagine profondamente energiche succhiate quello sdegno magnanimo onde l’esule illustre nudriva l’anima, perché l’ira contro i vizi e le corruttele è virtù.” (Giuseppe Mazzini)
Leggere Dante mi piace infinitamente, ma penso che anche per gli altri sia un piacere, anche se riascoltano i suoi canti e le sue poesie che conoscono a memoria: è come riascoltare una musica che hai nel cuore. Per questo ho pensato di leggere alcuni tra i canti più noti, in un programma per molti versi inconsueto. Si comincia con i primi tre canti dell’Inferno, che introducono alla lettura della Divina Commedia, una sorta di “iniziazione” al grande poema. Il primo canto, quello della “selva oscura” e dell’inizio del grande viaggio; il secondo canto (“lo giorno se n’andava, e l’aere bruno / toglieva li animai che sono in terra / dalle fatiche loro”), lo sgomento di Dante messo di fronte all’immane impresa e il conforto di Virgilio; quindi il terzo canto, l’ingresso all’inferno (“per me si va nella città dolente”). Poi il quinto canto, quello degli sventurati amanti Francesca e Paolo, che è quello dell’Inferno al quale il divino poeta partecipa con maggior commozione. Il trentatreesimo, quello del conte Ugolino, che è il più umano di tutta la Commedia, che parla dell’amore che si deve avere per il nostro prossimo, condannando la pena di morte e la malvagità che spinge l’uomo a colpire gli innocenti in nome della propria coscienza e dei propri diritti! Infine il trentatreesimo del Paradiso, il canto che sublima l’esperienza mistica di Dante.
Arnoldo Foà